Statistiche
Statistiche furti barche in Italia: i numeri che devi conoscere
In Italia nessuno conta i furti di barche e motori fuoribordo: non l'ISTAT, non il Ministero dell'Interno. Abbiamo raccolto i dati che esistono davvero — parco nautico, paesi europei che contano, operazioni di polizia, cronaca verificata — e quelli che mancano. Ogni numero ha la sua fonte.
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Redazione Moon GPS Nautica
Tecnici e installatori GPS con esperienza pluriennale nella nautica italiana. Scriviamo solo quello che verifichiamo sul campo.
Se cerchi “quante barche vengono rubate in Italia ogni anno” trovi articoli che parlano di centinaia di barche e migliaia di motori, di fenomeno in crescita, di allarme. Nessuno di quegli articoli cita un numero con una fonte. Il motivo è semplice e vale la pena dirlo subito: quel numero non esiste. In Italia nessun ente pubblico conta i furti di imbarcazioni e di motori fuoribordo come categoria a sé.
Questo articolo parte da lì. Raccoglie i dati che esistono davvero — il parco nautico italiano, le serie storiche dei paesi europei che i furti li contano, le operazioni di polizia, i casi di cronaca verificati uno per uno — e dice chiaramente dove finiscono i dati e dove iniziano le ipotesi. Ogni numero ha accanto la sua fonte. Ultima verifica delle fonti: 21 agosto 2026.
Quanto si ruba
Il dato che manca
L’ISTAT pubblica ogni anno i delitti denunciati dalle forze di polizia. La voce “furti di veicoli” dal 2004 comprende, testualmente, “furti di autovetture, motocicli, ciclomotori, automezzi pesanti trasportanti merci” (ISTAT, Delitti, imputati e vittime dei reati, 2017, nota a fig. 1.3). Le barche non ci sono. L’indagine sulla sicurezza dei cittadini del 2025 chiede alle famiglie se hanno subito il furto di auto, camion, moto, ciclomotori, biciclette e perfino monopattini elettrici; non chiede delle barche (ISTAT, Reati contro la persona e la proprietà, giugno 2025). La pagina dei dati del Ministero dell’Interno elenca omicidi, criminalità minorile, tratta, droga, atti intimidatori: niente natanti.
Il furto di una barca finisce quindi in una voce generica. Le denunce restano negli archivi della Capitaneria o del comando dove sono state presentate, e nessuno le somma. Lo scriveva già nel 2014 un giornale della costiera sorrentina, notando che i dati “non finiscono in una banca centrale unica” (SorrentoPress, agosto 2014). Dodici anni dopo è ancora così.
Non è un’anomalia italiana. Il paper pubblicato nel novembre 2023 dalla Rete europea di prevenzione della criminalità insieme a EMPACT, la piattaforma operativa coordinata da Europol, è esplicito: non esistono statistiche sui furti nautici nell’Unione Europea, perché la maggior parte dei paesi non ha un ente centrale che le raccolga, e il fenomeno finisce presumibilmente nella categoria “altri furti” (EUCPN, How to prevent maritime theft?, 2023). Lo stesso documento osserva che gli Stati Uniti, al contrario, un database ce l’hanno: 4.644 barche denunciate rubate nel 2021.
Per avere un’idea del vuoto: delle auto e delle moto sappiamo tutto. I dati del Dipartimento di Pubblica Sicurezza ripresi dalla stampa nell’agosto 2026 parlano di oltre 136.000 veicoli rubati in un anno, 285 auto al giorno, con la classifica regione per regione (Sky TG24, 10 agosto 2026). Delle barche non sappiamo nemmeno l’ordine di grandezza.
Quello che invece sappiamo: quante barche ci sono
Il parco nautico italiano è stimato in circa 575.000 unità da diporto da Confindustria Nautica nel rapporto La Nautica in Cifre (sintesi con fonti, luglio 2026). Di queste, al 31 dicembre 2024 risultavano iscritte nei registri 79.724 unità: 64.985 presso le Capitanerie di porto e 14.739 presso la Motorizzazione civile (MIT, Il Diporto Nautico in Italia – Anno 2024). I posti barca lungo le coste sono 162.745.
La differenza tra i due numeri è il cuore del problema. L’iscrizione è obbligatoria solo sopra i 10 metri: le imbarcazioni grandi hanno una targa, una licenza, un registro. I natanti sotto i 10 metri — gommoni, open, piccoli cabinati, cioè la stragrande maggioranza delle barche italiane e quasi tutto ciò che viene rubato — non hanno un’immatricolazione. Assonautica stima circa 400.000 natanti non registrati, di cui 350.000 a motore (stessa sintesi). Una barca senza registro è più difficile da contare quando c’è e più difficile da identificare quando sparisce.
I paesi che contano
Tre paesi europei pubblicano serie storiche affidabili, perché un ente — la polizia fluviale in Germania, gli assicuratori in Svezia e nei Paesi Bassi — ha deciso di farlo.
Germania. Il Kompetenzzentrum Bootskriminalität della polizia fluviale di Costanza coordina da oltre vent’anni le ricerche di barche e motori rubati in tutto il paese. I furti denunciati di motori fuoribordo sono stati 540 nel 2021, 593 nel 2022 e 531 nel 2023, il minimo storico; le barche da diporto 144, 140 e 160. Il danno annuo è intorno ai 5 milioni di euro (5,1 nel 2022, 5,05 nel 2023). Negli anni peggiori la Germania perdeva circa 1.500 motori e 500 barche l’anno (Yacht.de, giugno 2023; Yacht.de, maggio 2024; Ministero dell’Interno del Baden-Württemberg, 17 maggio 2024).
Svezia. Larmtjänst, l’organismo degli assicuratori svedesi, pubblica i furti di motori marini ogni trimestre. Nel 2025 sono stati 927, il 13% in meno del 2024 (circa 1.070). Dal 2013, anno in cui è partita la collaborazione Båtsamverkan tra polizia, assicuratori e proprietari, i furti sono scesi di circa due terzi (Båtliv, 23 febbraio 2026).
Paesi Bassi. La fondazione VbV, che raccoglie i dati di polizia per conto degli assicuratori, conta le barche rubate: 1.184 nel 2022, 943 nel 2023, 865 nel 2024. Nel 2025 sono risalite a 1.017, +17%, dopo anni di calo (Stichting VbV, 2024; Risk & Business, 4 giugno 2026). A questi si aggiungono circa 1.000 motori fuoribordo l’anno.
La polizia di Costanza stima inoltre che a livello europeo i furti siano scesi da circa 60.000 motori e 10.000 barche l’anno nel 2001 a circa 25.000 motori e 4.000 barche oggi (Boote Magazin, maggio 2024). È una stima di chi il fenomeno lo insegue ogni giorno, non un censimento: la riportiamo per quello che è.
E l’Italia?
Qui ci fermiamo, di proposito. Con 575.000 unità e oltre 7.000 chilometri di costa sarebbe facile moltiplicare un tasso tedesco o olandese e tirare fuori un numero italiano. Sarebbe un numero inventato, e in rete ne circolano già abbastanza. Quello che possiamo dire con certezza è più modesto e più utile: il fenomeno in Italia esiste, è documentato caso per caso dalle forze dell’ordine e dalla cronaca locale, ha le stesse caratteristiche che i paesi vicini misurano, e nessuno lo sta contando. Il resto dell’articolo mette in fila quello che i casi verificati ci dicono.
Cosa si ruba
Il paper EUCPN riassume in due righe ciò che ogni operatore del settore sa: si rubano soprattutto barche piccole, sotto i 10 metri, e molti più motori fuoribordo che entrobordo, perché sono piccoli, accessibili e si smontano in fretta. I grandi yacht sono una frazione minima dei furti.
La cronaca italiana conferma, con tre varianti ricorrenti.
Il motore da solo. È il furto più frequente e il più pulito: la barca resta al suo posto, il motore no. Nel febbraio 2024 a Scardovari, nel Delta del Po, sono spariti nove fuoribordo in una notte dal tratto di porto riservato al diporto, scelto perché “particolarmente buio e non coperto dalle telecamere” (La Voce di Rovigo, 26 febbraio 2024). Nell’operazione “Alea iacta est” della Polizia di frontiera di Trieste, i motori recuperati andavano da 8 a 170 cavalli, e due di quelli rubati a Massa Carrara valevano più di 30.000 euro l’uno (Polizia di Stato, Questura di Trieste).
Il gommone intero. Nell’aprile 2026 al Marina di Brindisi i ladri hanno portato via in due minuti esatti, dalle 2:06 alle 2:08, un carrello con gommone e fuoribordo, una deriva Laser con attrezzatura completa, due vele e sette sacche tecniche, nonostante la vigilanza 24 ore su 24 e le telecamere (Brindisi Oggi, aprile 2026). Nel maggio 2025 a Casal Velino un gommone con motore Yamaha è sparito dal porto nella notte (Giornale del Cilento). In penisola sorrentina, tra dicembre 2024 e marzo 2025, almeno quattro raid tra Marina della Lobra, Marina Grande e Marina del Cantone: un Boston 6,50 con Selva 100 cavalli, fuoribordo, ecoscandagli, GPS, un motore elettrico Minn Kota (SorrentoPress, 17 marzo 2025).
Il tender dello yacht. È la specialità del Golfo di Napoli. Gli equipaggi dei grandi yacht calano il tender la sera per portare a terra l’armatore e lo lasciano in acqua per la mattina dopo. Nell’estate 2024 Il Mattino titolava su “decine di assalti” (Il Mattino, luglio 2024). La Guardia di Finanza ne ha recuperati due nascosti tra gli scogli di Torre del Greco il 19 giugno 2024 (Internapoli), uno rubato a Sorrento alla foce del Volturno nel luglio 2024 (Internapoli), e il tender di un maxi yacht a vela rubato tra Mergellina e Castel dell’Ovo, ritrovato in un cantiere a San Giovanni a Teduccio nel luglio 2025 (Marigliano.net).
Che il fuoribordo sia il bersaglio preferito lo dicono anche le polizze. Nelle condizioni di una polizza nautica di un grande gruppo italiano, il furto dei motori fuoribordo e dei battelli di servizio prevede uno scoperto del 20%, cioè un quinto del danno resta a carico dell’assicurato (Generali, Active Natanti, condizioni di assicurazione, mod. C61501T23). Gli assicuratori prezzano il rischio dove lo vedono.
Dove si ruba
Il paper EUCPN indica tre ambienti tipici: porti e marine, rimessaggi e depositi, carrelli. E aggiunge un dettaglio che sorprende molti armatori: secondo la squadra tedesca, molte barche e motori vengono rubati — e ritrovati — a terra, nei rimessaggi invernali, nei cantieri, sui carrelli in cortile. La barca in acqua non è l’unico bersaglio, spesso non è nemmeno il più facile.
Dentro i porti, i ladri scelgono il punto debole. A Scardovari l’angolo buio senza telecamere. A Marina di Ragusa, nell’agosto 2026, sono arrivati dal mare a nuoto: le telecamere hanno ripreso tre persone, due gommoni sono stati portati via e recuperati dai proprietari, uno a Portopalo; un terzo, assicurato con una catena, ha resistito (Canale 74, 5 agosto 2026). A San Vito Lo Capo, nell’agosto 2021, tre circoli nautici svuotati in una notte sola: un gommone di quasi sei metri, un fuoribordo, biciclette, elettronica di bordo (BlogSicilia, 24 agosto 2021). La stessa notte, dal porto di Levanzo, due gommoni per 20.000 euro, ritrovati dai Carabinieri a Marsala (MeridioNews).
Geograficamente i casi verificati toccano tutto il paese: Alto Adriatico e Delta del Po, Liguria e Toscana (i motori dell’operazione di Trieste venivano da lì, oltre che dal Friuli), Campania, Puglia, Sicilia. Non abbiamo dati per dire quale regione sia più colpita, e diffidiamo di chi li ha.
Un indicatore indiretto lo offre il MIT: l’indice di affollamento, cioè le unità iscritte ogni 100 posti barca, è 102,9 nel Lazio, 99,4 in Veneto, 72,2 in Emilia-Romagna, 66,7 in Liguria, contro una media nazionale di 49 (MIT, Il Diporto Nautico in Italia 2024). Dove i porti sono pieni ci sono più barche incustodite per metro di banchina. I dati esteri vanno nella stessa direzione: nei Paesi Bassi Amsterdam da sola conta 131 furti nel 2023 e oltre 100 nel 2025; in Svezia la regione di Stoccolma fa 327 dei 927 furti del 2025.
Quando si ruba
Anche qui i dati italiani non ci sono, ma i paesi che contano mostrano una stagionalità netta, e la cronaca italiana la ricalca.
Nei Paesi Bassi i mesi peggiori del 2023 sono stati giugno (148 furti), luglio (121) e agosto (109): quasi il 40% dell’anno in tre mesi (Stichting VbV). In Svezia il terzo trimestre 2025 ha concentrato 321 furti su 927, con luglio mese di punta a 117 (Båtliv). La logica è banale: in estate le barche sono in acqua, i motori montati, i tender calati, le marine piene di gente che va e viene e non nota un estraneo.
I casi italiani seguono lo stesso calendario: Torre del Greco a giugno, Sorrento e Mergellina a luglio, Levanzo, San Vito Lo Capo e Marina di Ragusa ad agosto. Ma c’è un secondo picco, più silenzioso: la bassa stagione. Scardovari a febbraio, la penisola sorrentina tra dicembre e marzo, Brindisi ad aprile. D’inverno la barca resta sola per settimane e il paper EUCPN segnala proprio questo: può passare molto tempo tra il furto e il momento in cui la vittima se ne accorge. Un motore sparito a gennaio viene spesso denunciato a Pasqua, quando ormai è in un altro paese.
L’orario invece è sempre lo stesso. A Brindisi le 2 di notte. A Marina di Ragusa tra il sabato e la domenica. Nell’operazione di Trieste “prevalentemente nei fine settimana e in ore notturne”.
Chi e perché
Gruppi organizzati, non ladruncoli
Le informazioni raccolte dalle forze di polizia europee, scrive EUCPN, indicano che gli autori sono “principalmente gruppi criminali organizzati originari dell’Europa dell’Est, come Romania, Polonia e Lituania”, ben preparati, che spostano l’attività appena sentono l’attenzione della polizia. Fanno sopralluoghi, studiano le misure di sicurezza e le vie di fuga, portano attrezzi specifici per smontare i motori e adesivi falsi per coprire temporaneamente i numeri di serie. In Francia un gruppo ha svuotato una zona per notti consecutive, accumulando i motori in un deposito e tornando poi con un camion.
Il caso italiano meglio documentato è quello di Trieste: dieci cittadini rumeni, motori rubati in Friuli, Liguria e Toscana dopo “sopralluoghi preliminari nei giorni precedenti”, poi “tagliando di netto cavi e bulloni di fissaggio”, nascosti in auto e furgoni pronti a passare il confine sloveno. Destinazione: Arad, Bocșa, Reșița e Tulcea, sul Danubio, dove la polizia rumena ne ha sequestrati 32 (Polizia di Stato, Questura di Trieste). L’operazione è del 2010-2011. La citiamo perché è l’unica con numeri ufficiali italiani e perché, quindici anni dopo, le rotte sono le stesse.
La rotta del Danubio
Nel 2022 più della metà dei fuoribordo rubati in Germania è finita in Romania (Yacht.de). Nel marzo 2026 sono tornati in Svezia 21 motori svedesi sequestrati in Romania, identificati perché le denunce contenevano i numeri di serie (Larmtjänst, 2026). In una missione sul Mar Nero gli investigatori di Costanza hanno controllato 750 tra barche, motori e carrelli in Bulgaria e Romania, recuperando 7 barche e 33 motori per circa 400.000 euro, rubati in Svezia, Germania, Francia, Norvegia e Grecia (Wochenblatt).
Le operazioni congiunte lo confermano ogni anno. Nel JAD Mobile 6 dell’ottobre 2023, coordinato da Frontex con Europol e Interpol alle frontiere esterne dell’Unione e nei Balcani, 400 agenti di 25 paesi hanno recuperato 505 auto, 16 barche e 32 motori fuoribordo (Frontex, 3 novembre 2023). Nel JAD Mobile 8 del 2025, secondo la federazione tedesca della motonautica, 32 barche e 87 motori per circa 750.000 euro (DMYV).
Per l’Italia la letteratura di settore cita da anni anche la direttrice opposta, verso il Nord Africa. È plausibile e coerente con i sequestri di auto rubate nei porti siciliani dirette in Tunisia, ma per i motori fuoribordo non abbiamo trovato un’operazione italiana con numeri pubblici: lo segnaliamo come ipotesi, non come dato.
Perché li rubano
Per rivenderli come usati. EUCPN lo chiama fencing: il motore finisce su un annuncio, in un altro paese, con il numero di serie limato o un adesivo sopra, e chi compra spesso non sa. Un database internazionale gestito da volontari conta oggi 2.096 motori rubati registrati dai proprietari (stolen-outboards.net). Quello di Costanza ne ha oltre 360.000 record e riceve circa 4.000 interrogazioni l’anno (Yacht.de).
Il secondo uso è come mezzo per altri reati. EUCPN cita droga nascosta negli scafi; nel caso di Levanzo gli inquirenti hanno verificato se i gommoni fossero serviti per uno sbarco. Nell’agosto 2026 la Polizia di Stato ha smantellato una rete che aveva acquistato gommoni veloci “Phantom” con motori potenti per aprire una nuova rotta Algeria–Sardegna (L’Unione Sarda, 6 agosto 2026). Quelli erano comprati, non rubati. Ma dice quanto vale, per chi fa quel mestiere, un gommone con un buon fuoribordo.
Perché non si ritrovano
Il collo di bottiglia, scrive EUCPN, è che “la maggior parte dei proprietari non possiede le informazioni necessarie a identificare la propria barca”: senza numero di serie del motore e codice dello scafo, la polizia non ha nulla da inserire nel Sistema d’informazione Schengen e nessuna base per verificare la proprietà. I 21 motori tornati in Svezia sono tornati perché le denunce avevano “dati identificativi ricercabili”.
In Italia il problema è aggravato dall’assenza di un punto di raccolta. Nel 2014 UCINA–Confindustria Nautica aveva aperto una banca dati online dei motori rubati (Nautica Report, dicembre 2014). Al 21 agosto 2026 quella pagina non esiste più.
Cosa funziona per prevenire
Qui possiamo essere più precisi, perché esistono sia una valutazione indipendente (il paper EUCPN passa in rassegna le misure e la loro efficacia) sia un esperimento su scala nazionale durato dodici anni.
L’esperimento svedese
Båtsamverkan è partito nel 2013: polizia, assicuratori e associazioni di proprietari che condividono dati, marcano i motori, registrano i numeri di serie e informano gli armatori. Da allora i furti di motori in Svezia sono calati di circa due terzi, in media 146 motori in meno ogni anno (Båtliv, febbraio 2026). Nessuna tecnologia miracolosa: dati condivisi, marcatura, collaborazione. È esattamente ciò che in Italia manca.
Cosa dice la valutazione europea
In ordine di efficacia, secondo EUCPN:
- Rendere il bersaglio duro. È “la migliore azione preventiva”: lucchetti e blocchi sul fuoribordo, accessi controllati a porti e rimessaggi. A Marina di Ragusa il gommone con la catena è l’unico che non si è mosso.
- Marcatura e identificazione. Numeri di serie incisi, microdot forensi, un registro dove stanno. In Svezia e Regno Unito i costruttori marcano tutto di serie. Senza identificazione, un motore ritrovato non torna a nessuno.
- Sorveglianza e illuminazione. Cancelli, badge, luce nei punti ciechi. Il contrario dell’angolo buio di Scardovari. Ma Brindisi ricorda il limite: vigilanza continua e telecamere non hanno fermato un furto da 120 secondi.
- Allarmi. Da soli, scrive il paper, “generalmente inefficaci”. Hanno senso sui fuoribordo e solo in combinazione con lucchetti di qualità e localizzatori nascosti.
- Localizzatori. Il paper li giudica “altamente efficaci nel localizzare le auto rubate”, ancora poco diffusi sulle barche, con un’avvertenza che condividiamo: un tracker nascosto nello scafo non serve se rubano solo il motore. Va protetto il pezzo che sparisce.
Un’osservazione da chi i localizzatori li installa. Nei casi del Golfo di Napoli i tender sono stati ritrovati tra gli scogli, alla foce di un fiume, in un cantiere: li ha trovati la Guardia di Finanza pattugliando, con segnalazioni e con una dose di fortuna. Un localizzatore non impedisce il furto; trasforma quella ricerca in una posizione sulla mappa, nelle ore in cui il motore è ancora in Italia. Non abbiamo dati italiani indipendenti sul tasso di recupero con GPS, e non ne inventeremo. Nella guida all’antifurto per barca spieghiamo cosa un dispositivo può e non può fare, e quali requisiti deve avere per restare acceso in mare.
Quello che la polizza si aspetta da te
Vale la pena leggere le condizioni prima del furto, non dopo. Nella polizza citata sopra il furto senza effrazione o scasso è escluso se l’unità e gli oggetti non sono in locali chiusi oppure se l’assicurato non dimostra di avere un contratto di ormeggio a pagamento; sui fuoribordo e sui tender resta comunque a carico tuo lo scoperto del 20%; l’indennizzo arriva entro 30 giorni dalla consegna di tutti i documenti, compreso, se richiesto, il certificato di chiusa inchiesta (Generali, Active Natanti, artt. 5, 14 e tabella scoperti). Un’altra compagnia chiede la denuncia del sinistro “immediatamente e comunque entro tre giorni” (UnipolSai, KmSicuri Natanti, sez. F.3.1). Ricevuta dell’ormeggio, foto, numeri di serie: tienili a casa, non a bordo.
Se è già successo
- Denuncia subito a Carabinieri, Polizia o Capitaneria, con numero di serie del motore, codice CIN/HIN dello scafo, foto, fatture. È la denuncia che rende il bene ricercabile nel sistema Schengen.
- Se l’unità è iscritta, non chiedere la cancellazione dal registro: chiedi l’annotazione della perdita di possesso presentando la denuncia a uno STED, che aggiorna l’Archivio telematico centrale (DM 146/2008, art. 6). Se la barca torna, l’annotazione si cancella.
- Registra il motore su stolen-outboards.net e controlla gli annunci di usato nelle settimane successive: è lì che riappare.
- Avvisa le marine vicine. I recuperi di Napoli e Ragusa sono avvenuti a pochi chilometri, nei primi giorni.
Metodo, fonti e un invito
Abbiamo cercato per ogni sezione dati ufficiali italiani (ISTAT, Ministero dell’Interno, Guardia Costiera, Confindustria Nautica, ANIA) e, dove non esistono, lo abbiamo scritto invece di riempire il vuoto. I dati esteri vengono dagli enti che li producono o dalla stampa di settore che li riporta con data e fonte. I casi italiani sono stati verificati sull’articolo originale, con la data corretta: diversi risultati di ricerca presentavano come recenti operazioni vecchie di anni. Non abbiamo usato stime di produttori di antifurti, noi compresi.
Aggiorneremo questo articolo ogni dodici mesi. Se lavori in una Capitaneria, in una compagnia assicurativa, in un’associazione di categoria o in una marina e hai numeri sui furti nautici in Italia, anche parziali, anche di una sola provincia, scrivici. Il primo passo per ridurre un fenomeno è contarlo.